Le imposte
sulla compravendita
Il capitolo tasse è uno dei meno piacevoli.
L’erario ha un peso rilevante sulla compravendita immobiliare.
Questa è una guida completa alla tassazione sull’acquisto,
per evitare errori e per utilizzare al meglio tutte le agevolazioni
previste dalla legge. Per chi si accinge a comprare casa, si consiglia
di visionare la pagina relativa alle tasse sulle compravendite:
per chi compra
per chi vende
Attenzione! Le tasse sulla compravendita
vanno calcolate sulla base del prezzo effettivamente pagato, che
dovrebbe anche essere quello dichiarato nel rogito. Il Dpr 131/1986
ha però stabilito che, per essere in regola, è sufficiente
pagare le tasse sulla base di un valore, detto “valore catastale”,
che deve essere almeno pari alla rendita catastale moltiplicata
per 100 volte.
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Cos’è la
rendita catastale
Come sapete qual è la rendita catastale,
che costituisce la base di partenza per calcolare le tasse? Il
venditore ne è perfettamente a conoscenza, e bisogna insistere
presso l’agente (se è lui ad occuparsi della vendita
) perché comunichi subito questa informazione. Nei casi
più dubbi ci si deve recare all’ufficio tecnico erariale
(Ute) con una copia integrale del rogito in possesso del venditore.
Qui sono, di regola, riportati i dati che permetteranno di ottenere
allo sportello la nuova rendita. Va ricordato che con la legge
662/1996, tutte le rendite catastali sono state aumentate del
5 %.
Il percorso è quindi semplice: rendita
x 105 = valore catastale (base sulla quale si applicano le varie
aliquote d’imposta )
Naturalmente può accedere (anche se di
raro ) che il “valore catastale” sia superiore a quello
di mercato. Come comportarsi? Se si dichiara il prezzo effettivamente
pagato, si rischia l’accertamento. E in questo caso il fisco
è libero di determinare il valore che giudica più
appropriato, anche addirittura superiore al “valore catastale”,
e applicare su questa nuova base tutte le imposte e le relative
sanzioni. Oppure può riconoscere la congruità del
valore dichiarato, senza ulteriori problemi. Ma nessuno può
sapere in anticipo con esattezza quale sarà la stima dell’Ufficio
del registro.
Un esempio:
Se viene venduto un immobile di categoria A2 (civile) classe 3,
a Milano, zona censuaria 2 (semicentro), vani 4 (bagno, cucina,
corridoio e tre stanze, circa 80-90 m2 ), la rendita catastale
è di 1.160.000: il valore minimo da dichiarare è
allora di 122 milioni. Su questo importo si calcolano tutte le
imposte, in base alle varie aliquote indicate nella tabella a
pagina 31.
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Rischi fiscali
Se il venditore si è dimenticato di pagare
l’imposta a lui spettante, cioè l’INVIM, il
fisco può rivalersi sull’immobile, fino a pignorarlo
a chi lo ha comprato entro cinque anni dall’acquisto. E’
bene accertarsi quindi che il venditore abbia compiuto il suo
dovere.
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